La morte è un’opzione accettabile, Gabriella Grieco ‒ I Sognatori Casa Editrice

Trama:


Una donna entra in una stazione di polizia italiana e sequestra tre persone. È sola contro centinaia di agenti, ma nessuno può intervenire. La ragione? Semplice: la donna stringe in mano un detonatore; il detonatore è collegato a dell’esplosivo; l’esplosivo è assicurato a una cintura; la cintura gira attorno al torace dei sequestrati. Il pulsante del detonatore è già stato schiacciato: nel momento in cui il pollice dovesse allentare la presa, i sequestrati salterebbero per aria. Alla donna non accadrebbe nulla, qualora l’esplosione avvenisse lontano da lei. E se dovesse avvenire nelle sue vicinanze… non avrebbe importanza, poiché per la sequestratrice la morte è un’opzione accettabile. Pagina dopo pagina, il romanzo spiegherà chi è la donna e per quale motivo agisce con tanta rabbia e tanta determinazione.

Le mie riflessioni:

Ho incominciato a scrivere questa recensione dopo l’ennesima sentenza ingiustizialista italiana, per cui spero perdonerete il mio atteggiamento poco comprensivo nei confronti di chi, pur commettendo delitti anche molto gravi, rimane impunito o ottiene una pena lievissima.
È bene oltretutto che aggiunga una cosa: adoro le creature vendicative. La vendetta, dal mio punto di vista, non è altro che polvere di giustizia violata, posata sulla bilancia dell’Universo, per riequilibrare le sorti dell’intero Creato.
La giustizia è umana. La vendetta è divina.
I migliori, tenetelo bene a mente, sono tutti vendicativi. Le streghe sono vendicative, i gatti sono vendicativi, persino gli scrittori lo sono. Sì, certo! Perché gli scrittori, inventando storie avvincenti, e potendo scegliere il finale che più li entusiasma, non fanno altro che vendicarsi della vita.
Purtroppo, raramente la vita concede una seconda possibilità. Grazie all’immaginazione, invece, si possono sperimentare tutte le opzioni prospettabili. E Isabella, la protagonista di quest’avvincente thriller, si guadagna con sacrificio la propria occasione di riscatto.
In effetti, l’intera trama del romanzo si affida a una scelta fondamentale: quella fra giustizia e vendetta, ovvero fra vita e morte.
È ovvio che la decisione, una volta presa, conduce a esiti del tutto divergenti, e in un solo caso si può rimanere indifferenti, dondolandosi pericolosamente sull’orlo del dilemma, pur continuando a tenere a bada vertigine, nausea e senso del pericolo. In un solo caso: quando non si ha più nulla da perdere.
Solo a quel punto la morte diventa, come preannunciato dal titolo, un’opzione accettabile.
Mi viene in mente una frase, pronunciata da una splendida Juliette Binoche in una scena famosa del film “Il danno”: “Ho subito un danno. Le persone danneggiate sono pericolose. Sanno di poter sopravvivere… È la sopravvivenza che le rende tali… perché non hanno pietà. Sanno che gli altri possono sopravvivere, come loro.”
Già.
La nostra Isabella è un’agguerrita final girl, a metà fra la fatale protagonista de “Il danno” e la sanguinaria Beatrix Kiddo di “Kill Bill”.
Come Beatrix risorge dal coma e si accorge di aver perduto tutto. Tutto ciò per cui vale la pena vivere (ma non tutto ciò per cui vale ancora la pena morire). E come Anna Barton, alias Juliette Binoche, non vede l’ora di sperimentare il proprio grado di pericolosità.
Ora, è vero che il nemico di Isabella sono le Istituzioni e che la sua sete di giustizia/vendetta per trovare soddisfazione deve passare attraverso un percorso non proprio ortodosso. Tuttavia è altrettanto vero che una società corrotta fin nel midollo non merita compassione, ma disgusto, rifiuto, ribrezzo.
Sì, lo devo ammettere. Ho fatto il tifo per Isabella: ho sperato con tutto il cuore che riuscisse a ottenere la vendetta o, meglio ancora, la giustizia meritata, e ho dovuto trattenermi per non sbirciare fra le ultime pagine e verificare che fosse com’io speravo.
Sono certa che anche voi vi appassionerete alla trama, ai personaggi e soprattutto alla prosa di questo thriller: ai suoi dialoghi serrati, alle descrizioni fulminanti, alla rapidità dei cambi di scena.
Una prosa lapidaria come Isabella, che non si trastulla con inutili giochi di parole. Mai.
Il lettore, seppur incalzato dall’esplosione imminente, vorrebbe indugiare sui sentimenti feriti della protagonista. Isabella, però, non concede nulla, non si scopre, se non un attimo soltanto nel finale.
Arrivati a questo punto, la tensione si scioglie un poco, come a voler riprendere fiato dopo una lunghissima rincorsa, e si rivela nella sua interezza l’amaro messaggio del romanzo, lanciato nel vuoto di un panorama mozzafiato, sulla sommità di una montagna incantata: l’umanità è perduta in maniera definitiva solo quando non si hanno più speranze.
E ringraziando il cielo, per noi amanti della Vendetta, la Giustizia rappresenta un ottimo surrogato… Ehm, volevo dire: per noi amanti della Giustizia, la Vendetta rappresenta un ottimo surrogato.

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