September gold

“Golden hour”: i fotografi adoperano un termine evocativo per definire il breve intervallo a cavallo dell’alba e del tramonto. Due momenti della giornata in cui è possibile realizzare immagini impreziosite dai colori caldi e avvolgenti dell’oro. La luce ha dita trepidanti e il tocco soave di una carezza. Le ombre lentamente si allungano e nei punti in cui l’oscurità si addensa, la Natura stessa sembra trattenere il respiro. I gialli e i rossi sono carichi e vibranti, si depositano sugli oggetti con il calore liquido della pittura a olio. Anche l’aria appare più rarefatta: polline e pulviscolo galleggiano leggeri come presagi.

Bisogna affrettarsi a scegliere la giusta inquadratura, gareggiare con il sole e la sua incredibile capacità di levarsi e scomparire all’orizzonte. Il disco di luce in quei sessanta minuti si trasforma nel sovreccitato Bianconiglio di Alice: «È tardi! Sono in ritardo! In arciritardissimo!».

Personalmente odio fare le cose di fretta. L’arte, in particolar modo, richiede tempo e calma. Così riflettevo: Perché limitarsi a sfruttare un’ora soltanto, quando esiste un intero mese d’oro, il “Golden month”, a cavallo fra la luce sfavillante dell’estate e il triste grigiore invernale?

Settembre. Il sole, in questa fase dell’anno, sembra inchinarsi ossequioso su un tappeto di foglie ingiallite. Niente più frenesie e fanatismi. La malinconia inizia a serpeggiare scrocchiante e dolciastra fra i grappoli d’uva e i fichi maturi.

Come tutti i nati in questo periodo, possiedo una parte luminosa bellissima, ma bisogna fare attenzione alle ampie zone d’ombra, in cui potrebbero sprofondare i più incauti e distratti.

Attendo questo mese con la stessa trepidazione che avevo da bambina, sapendo che arriveranno il mio compleanno e i miei regali. Aspetto fiduciosa di ricevere doni. Osservo i colori, annuso i profumi e riassaporo il gusto di un’infanzia ormai lontana.

Teletrasportata dagli audaci voli della mia immaginazione, torno immediatamente ai magnifici “Golden years”, gli anni settanta. Gli anni dell’amore e delle rivoluzioni. Gli anni degli hippy, dei loro vestiti comodi, decorati con fiori, nei colori caldi dell’oro e del cremisi. Abiti fatti a mano, realizzazioni originali come le tie-dyed shirts, che rammentano l’intensità cromatica di tramonti infuocati e la ruvidezza delle foglie appassite. Chitarre tenute in braccio come figli da cullare. Falò accesi per scaldare i cuori. Viaggi alla ricerca di se stessi. Slogan e poesia. Sogni e delusioni. Musiche e droghe. Spleen and love. Nostalgie di settembre.

Gli hippy possiedono tutto il calore sfrontato, esibito da un’estate giunta ormai al suo termine.

Settembre è arrivato anche quest’anno, con le sue tiepide promesse pronunciate a mezza voce. Non importa, poi, se l’inverno le infrangerà col suo caratteristico rigore. Ciò che importa è porgere l’orecchio a quel sussurro e fantasticarci sopra, giusto il tempo di una breve canzone.

Come direbbe Neil Diamond: «September morning still can make me feel that way», «Giorno di Settembre riesci ancora a farmi sentire in quel modo».

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2 thoughts on “September gold

  1. Mrs Fog ha detto:

    Sei riuscita a descrivere la bellezza struggente di settembre, dell’estate che trascolora in autunno, uno dei periodi dell’anno che amo anche io. Complimenti!

    • Grazie. E’ un’idea che mi frullava in testa da parecchio, questo accostamento di cultura hippy, colori caldi, effetti di luce, nostalgia tipicamente autunnale. Le parole, mentre scrivevo, sembravano cadere giù una dietro l’altra… come foglie 🙂

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