Nevermore!

Once upon a midnight dreary. Era una tetra mezzanotte. Esattamente come nell’incipit del famoso componimento poetico “The Raven”. L’ombra sinistra di un uomo vestito di scuro, con il viso nascosto dalla falda larga di un cappello e da una sciarpa bianca, si staglia nel chiarore dei lumini cimiteriali.

Accanto a lui spicca solitaria una delle prime lapidi all’ingresso del cimitero di Baltimora. Quella bianca, sormontata dal bassorilievo di un austero corvo. Il tempo sembra arrestarsi. Le fronde del lungo viale alberato, attorno al quale sono ordinatamente distribuite tombe e statue consumate dagli anni e dalle lacrime, si irrigidiscono per effetto di uno strano sortilegio. L’aria è satura di magia. Arabeschi di terrore si intrecciano sinuosi nell’oscurità.

Una bottiglia di pregiato cognac Martell, levata in aria da un esile braccio, emette un impercettibile bagliore. L’uomo misterioso brinda alla memoria del defunto: Edgar Allan Poe, il padre della letteratura dell’orrore. E’ il 19 dicembre del 2009. Ricorre il bicentenario della sua nascita. Purtroppo, sarà l’ultimo brindisi in suo onore.

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Il rito è stato rispettato con metodica ossessività da sessant’anni a questa parte. Dopo aver bevuto un goccio di alcol, direttamente dalla bottiglia, l’uomo si china sulla lapide, sistema il cognac e tre rose rosse in un ordine dal significato oscuro, bacia l’epitaffio, sussurra poche parole di commiato e quindi si dilegua rapido nel buio, scomparendo, questa volta, per sempre.

Le fronde degli alberi si agitano nuovamente, sospinte dall’alito leggero del vento e dal tempo, che riprende improvvisamente il suo corso prodigioso.

Non è un racconto del terrore, ma una notizia di cronaca, apparsa ogni anno, dal 1949 al 2009, il 19 gennaio, sul “The Evening Sun” di Baltimora. L’identità dell’uomo che brinda, omaggiando la memoria del famoso scrittore e soprannominato perciò The Poe Toaster  (dall’inglese “toast”: brindare), rimane un enigma. Tanti hanno provato ad appostarsi nella gelida oscurità della notte per cercare indizi sufficienti. Jeff Jerome, il curatore della Poe House and Museum di Baltimora, prima, e Gary Smith, giornalista del “Life”, poi, hanno documentato attimi preziosi della cerimonia (quest’ultimo scattando persino una foto), ma nessuno di loro ha osato intervenire per interromperla. Si sono limitati a osservare la scena in ossequioso silenzio. Stupore e rispetto hanno avuto la meglio sulla curiosità suscitata dall’inquietante figura del Poe Toaster.

Poe Toaster

Di lui sappiamo soltanto che, come l’allucinato protagonista del componimento “The Raven”, non ha saputo elaborare il grave lutto subito. Il lutto è una perdita incolmabile negli affetti e nella ricchezza dell’animo. Perdere scrittori e artisti dello spessore di Edgar Allan Poe ha reso l’intera umanità più povera, triste e confusa. Al Poe Toaster va il merito di averlo riconosciuto in tutti questi anni di delicati omaggi. Adesso che anche lui se n’è andato per sempre non c’è più nessuno che domandi al petulante corvo: “L’umanità potrà mai rassegnarsi alla perdita di un talento letterario così fervido?”.

D’altra parte, conosciamo tutti la risposta dell’uccello dal becco aguzzo: “Nevermore!”.

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