Il Grimorio del Lago – Dietro le quinte: l’arte del dubbio.

La scrittura, come altre forme di arte (pittura, scultura, musica, cinematografia…), è un incantesimo, una magia, che insinua dubbi sulla realtà.

Esattamente in questo consiste la fantasia degli artisti: la capacità di coltivare il dubbio. Una piantina gracile e rara, da molti considerata perfino tossica.

Eppure Paracelso lo aveva chiarito più di cinquecento anni fa: “Nulla è di per sé veleno, tutto è di per sé veleno, è la dose che fa il veleno”.

Devo ammettere che la mia dose quotidiana di dubbio è elevata: la realtà offre spazi troppo ristretti perché io possa sentirmi a mio agio. Ho bisogno di costruire castelli altrove; più che castelli, case diroccate, preferibilmente infestate da presenze inquietanti: fantasmi, creature soprannaturali e… streghe.

Ho bisogno di ascoltare i miei mostri.

Il “Monstrum” (dal latino “monere”, avvisare, ammonire) è un segno divino. Il mostro, nel significato originario, è il mostrarsi improvviso di qualcosa di straordinario, che viola la natura e contemporaneamente è un ammonimento per l’uomo.

In questo modo sono nati la mia scrittura, la mia passione per le storie oscure, “Il Grimorio del Lago”. Da un dubbio.

Le streghe esistono davvero? Di certo sono esistiti i roghi. Hanno infiammato l’Europa per più di duecento anni. Ma le accuse rivolte alle presunte streghe avevano un fondamento di verità, oppure rappresentavano solo un pretesto attraverso cui ci si liberava di una persona scomoda?

“Quella della stregoneria era un’accusa semplice, facile da dimostrare, con confessioni estorte tramite torture, che annichilivano ogni forma di giudizio in chi le subiva; soprattutto, era un’accusa sufficientemente vigliacca, da consentire, a uomini di così bassa levatura morale, di lavarsi per sempre la coscienza da eventuali colpe o rimorsi.”

Così parla la protagonista del mio romanzo, Elisa.

“Il Grimorio del Lago” è una storia tutta al femminile. Tre donne – Bianca, Elisa e Demetra – che si avvicinano e reagiscono in maniera diversa al “monstrum”, al prodigio della Natura.

Da scrittrice, molti sono i “segni” cui ho prestato ascolto.

Spesso ho avuto la sensazione che una mano invisibile guidasse la penna in un percorso fantastico, conducendomi passo per passo in posti completamente sconosciuti e svelandomi segreti affascinanti.

Con la Brigantia Editrice è stato amore a prima vista.  Mi è bastato leggere la sezione intitolata “chi siamo” presente nel sito ufficiale: “Brigantia, è uno dei nomi di una delle più importanti dee del pantheon celtico: Brigid, la triplice dea del fuoco. Come lei, anche il fuoco che la rappresenta ha una valenza triplice: il fuoco del focolare, che fa di Brigid la patrona della guarigione, della fertilità e della famiglia; il fuoco della forgia come simbolo di trasformazione e coraggio, e il fuoco dell’ispirazione che la fa patrona della poesia e della letteratura.” (http://www.brigantiaeditrice.it/index.php?id_cms=4&controller=cms).

Infine la copertina del libro. Cercavo un’immagine che potesse riassumere  i messaggi contenuti nel romanzo – il mistero del lago, la presenza femminile, il trascorrere inesorabile del tempo – e mi è balzata subito all’occhio la creazione di un talentuoso fotografo spagnolo, Antonio Mora (http://www.mylovt.com/), capace di fondere nelle sue oniriche forme espressive, paesaggi e volti umani. Il titolo attribuito dall’artista alla foto è, guarda caso, “La Dama del Lago”.

Mi congedo dando un piccolo consiglio ai futuri lettori de “Il Grimorio del Lago”: lasciatevi coinvolgere dai sensi. Soprattutto dal più importante fra essi. Il sesto. Il dubbio.

“Il Grimorio del Lago”, romanzo drammatico – esoterico

Autrice Mariachiara Moscoloni

Secondo classificato al Premio Internazionale di Narrativa “Le Fenici” 2013

Brigantia Editrice

http://www.brigantiaeditrice.it/index.php?id_product=25&controller=product

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