Un tuffo dove l’acqua è più blu – Factory day 2015 (Telese Terme)

Nel deplorevole scenario editoriale, in cui spiccano episodi poco edificanti di professionisti del settore (autori, traduttori, redattori) non pagati per il lavoro svolto, noi Sognatori rappresentiamo un’oasi felice, perché la nostra Casa Editrice, possiamo affermarlo senza timore di smentita, è differente.
Siamo diversi e orgogliosi di esserlo!
Concedetemi poche righe di un articolo per dimostrarvelo.
Nel frattempo vi invito ad accomodarvi su un virtuale divano rosso, nella mia mente molto simile a quello disegnato da Salvador Dalì nel suo ritratto a Mae West, mentre vi sarà offerto un gustoso assaggio di ospitalità factoriana.
Ecco qui: http://www.casadeisognatori.com/
Come potete vedere coi vostri occhi, una casa editrice diversa. Molto diversa.

L’Editore:
Aldo Moscatelli, Sognatore per eccellenza, è colui che ha progettato l’idea della Factory editoriale.
Il nostro lungimirante editore, ormai stanco di un sistema malato – fatto di scrittori poco motivati, di distributori pronti a tutto pur di ritardare il pagamento delle percentuali sul venduto (quando non falliscono, negando del tutto le medesime percentuali), di case editrici completamente asservite ai gusti stereotipati di un pubblico miope e facile a entusiasmi passeggeri – ha compiuto una scelta rivoluzionaria, dando vita a una struttura innovativa, non più piramidale ma orizzontale: una lunga, avvincente, staffetta, in cui gli atleti-scrittori si passano il testimone mettendocela tutta, affinché la vittoria del singolo rappresenti la vittoria del gruppo nel suo complesso.

Reclutamento:
Gli autori sono stati scelti attraverso un concorso indetto dall’editore un paio di anni fa (e recentemente altri sono stati aggiunti, nello stesso modo). La selezione è stata dura e in pochi ce l’hanno fatta. Ma quei pochi, giunti alla meta, rappresentano una sicurezza per la redazione, non più costretta a esaminare quantità incalcolabili di manoscritti.
Capite da voi che in questo modo il lavoro si dimezza. Il tempo, non sprecato a distinguere fra opere meritevoli e non di pubblicazione, viene impiegato in maniera più proficua, correggendo le bozze e ultimando i ritocchi necessari per arrivare al momento finale della stampa.

Collaborazione:
Non sarebbe facile per gli autori (sparsi in tutta Italia) interagire fra loro, se non potessero confrontarsi quotidianamente nel forum: un quartier generale in cui vengono prese le decisioni più importanti riguardanti le pubblicazioni, i consigli di scrittura, le presentazioni, le pagine social (blog, facebook, twitter, you tube), i concorsi letterari, le novità ecc. ecc.
Ogni proposta è rimessa al giudizio di tutti quanti. La maggioranza vince.
Le presentazioni costituiscono un altro momento di grande coesione in cui vari autori (in genere quelli che risiedono nelle zone vicine al luogo dell’evento) si rendono disponibili per ricoprire i ruoli necessari: organizzatore, relatore, lettore, addetto stampa…
La capacità di collaborare è davvero sorprendente e ricalca appieno il logo delle ruote dentate che contraddistingue la Casa editrice. Un meccanismo perfetto e ormai ampiamente rodato, a dispetto di chi giurava che non avrebbe potuto funzionare a lungo.
Ci vuole impegno, non lo nego, ma vi assicuro che qui, come in tante altre organizzazioni di successo, è sufficiente che ciascuno faccia la sua parte.
In poche parole, siamo la dimostrazione che “Si può fare!”: l’Editoria alternativa esiste e ha un nome preciso: I Sognatori – Factory editoriale.

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Confortevole il divano su cui vi ho fatto accomodare, vero? Che vi dicevo? Siamo ospitali noi factoriani! E lo siamo così tanto che abbiamo deciso di dare una festa: un’intera giornata (il prossimo 30 maggio, dalle ore 10.15 alle ore 21.15) dedicata alla cultura e allo svago.
Il Parco termale di Telese (in provincia di Benevento) ospiterà l’evento, coinvolgendo la cittadinanza, le scolaresche e tutti i turisti che avranno piacere di partecipare.
Ci saranno presentazioni dei nostri libri, seminari, rappresentazioni teatrali e premiazioni per le scuole che hanno aderito all’iniziativa indicendo concorsi a tema.
Nella locandina potrete consultare il programma in modo più dettagliato:
10:15 – Apertura
11:30 – E così vorresti fare lo scrittore (consigli random per che vuole affacciarsi sul mondo dell’editoria)
12:30 – Letteratura e ambiente: presentazione degli ECO-romanzi della factory!
PAUSA PRANZO
15:00 – Babbo Natale su Marte: i libri di genere “Spore” e “Mostri di Natale”
16:00 – Abbasso i libri! Tra fumetti, cinema e videogame, nuovi percorsi per la scrittura
17:15 – (presso la Fondazione Romano) Ansia, danza, a volte nuvola (Letteratura al femminile con “Oltre Mare” e “L’innumerevole fermento”)
17:30 – Il sud alla riscossa, presentazione de “Il primo viaggio di Selene tra le stelle” e “La morte è un’opzione accettabile”
18:30 – Gente oltre la storia, presentazione di “Eravamo una famiglia” e “Fin dove si scorge il mare”
19:30 – Comportati bene e resterai solo: arrabbiarsi è lecito, presentazione di “Apologia del Porco” e “Pillole”
20:30 – “Ti saluto spezzando la penna”, piece teatrale a cura de “I FiloTrammatici”

Ve l’avevo detto io! Siamo diversi noi Sognatori!
Vi aspettiamo a Telese, per conoscerci meglio e per contagiarvi con il nostro entusiasmo.

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L’eclisse dell’anima

Vi avverto: la prenderò alla larga, perché il discorso mi intriga parecchio e perché, con l’età che avanza, ho deciso di concedermi tempi diversi, più lenti e dilatati. Abbiate pazienza.

Sabato scorso ero al ristorante, avevo appena terminato la mia pizza e la mia birra.

Nell’attesa dell’amaro, lo sguardo vagava fra tavoli e volti. Ma era un vagare discreto. Ve lo assicuro.

Non sopporto chi mi fissa mentre sto mangiando; sarà che in me si risveglia prepotente l’istinto primordiale di difesa del cibo. Perciò non mi permetterei mai di infastidire qualcun altro con occhiate invadenti.

Dicevo, lo sguardo vagava (discreto) e notava la presenza in sala di due artisti affermati: Nanni Moretti e Gabriele Lavia. Non erano insieme. Erano seduti a tavoli diversi. Ognuno preso dalla consumazione delle proprie pietanze.

Sono rimasta di stucco nel notare come un gruppetto di donne, accomodate alla mia destra, continuassero a spintonarsi ammiccanti: “Hai visto chi c’è?”, “Nanni Moretti!… Sì, sì, è proprio lui!”, “Dai! Scattagli una foto!”, “Dai! Tanto non ti vede!”…

Atteggiamento cafone a parte, la cosa che più mi ha meravigliata è stata l’assoluta indifferenza riservata a Gabriele Lavia, a fronte di un comportamento che rasentava la molestia nei confronti del celebre regista-attore di Palombella rossa.

Ci ho riflettuto un po’, poi sono stata folgorata (sarà che nel frattempo era arrivato il tanto atteso amaro?): “Vuoi vedere che queste qui ignorano chi sia Gabriele Lavia?”.

La cosa mi ha deluso parecchio; senza nulla togliere al talento di Nanni Moretti, mi sono domandata: Ma come? Lavia: il protagonista di pellicole come “Profondo Rosso”, “Inferno” e “Zeder”!

Sto parlando di film girati negli anni settanta e ottanta: un’epoca in cui ci si impegnava a dirigere e produrre film horror di tutto rispetto. Il colpo di coda, a mio avviso, di un cinema italiano poi completamente caduto in disgrazia.

Allora, sorseggiando il mio amaro ghiacciato, ho tracciato un bilancio approssimativo.

In Italia sono scomparse tante cose.

Nell’ordine: Onestà in genere, onestà intellettuale in particolare, sentimenti, cultura, nel senso più ampio del termine, senso critico (nonché senso del dovere), passione per l’arte, in tutte le sue forme.

Il bilancio è approssimativo. Lo ripeto.

Ma veniamo al sodo.

Un simile paese, completamente in mano ai social e a Equitalia, diviso fra tifosi di calcio e… tifosi di calcio, il prossimo venti marzo si prepara a un grande, grandissimo evento: l’eclisse del secolo (…che poi, quante cavolo di eclisse del secolo ci sono in un secolo?)

Direte voi: cosa c’entra l’eclisse con Gabriele Lavia? Forse nulla, ma nella mia mente laboriosa si è verificato un piccolo corto circuito, che ha messo per un istante le due cose in relazione fra loro. L’analogia è difficile da spiegare ma ci proverò.

Prendiamo l’esempio del ristorante: io ero concentrata su Gabriele Lavia, mentre la maggior parte dei presenti in sala si sbracciava per rubare una foto a Nanni Moretti.

Adesso prendiamo il caso dell’eclisse.

Le persone saranno lì, con lo sguardo puntato, com’è normale che sia, sul sole che improvvisamente si oscura, mentre sono sicura che la mia attenzione sarà tutta concentrata sulla terra. Su me stessa. Sul respiro che rallenta per poi fermarsi del tutto. Sull’incapacità momentanea di provare eccitazione, timore o stupore, perché perfino i sentimenti impietriscono al freddo glaciale dell’ombra proiettata dalla luna.

Come sottolineò Michelangelo Antonioni, apprestandosi a girare il suo celebre film “L’eclisse”:

“Gelo improvviso. Silenzio diverso da tutti gli altri silenzi. Luce terrea, diversa da tutte le altre luci. E poi buio. Immobilità totale. Tutto quello che riesco a pensare è che durante l’eclisse probabilmente si fermano anche i sentimenti. E’ un’idea che ha vagamente a che fare con il film che sto preparando, una sensazione più che un’idea, ma che definisce già il film quando ancora il film è ben lontano dall’ essere definito. Tutto il lavoro venuto dopo, nelle riprese, si è sempre rapportato a quell’idea o sensazione o presentimento. Non sono più riuscito a prescinderne.”

Proprio in quel magnifico film del 1962 viene delineato un capovolgimento assoluto di valori: sono gli esseri umani ad essere alienati, “eclissati”, ridotti a oggetti vuoti, privi di sentimenti.

Le cose, viceversa, mantengono intatta la loro identità, conservano una sensibilità che sembra mancare negli uomini e diventano le protagoniste assolute del film, fino a prenderne il posto nelle struggenti inquadrature finali.

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Gli spazi sono descritti in maniera metafisica con i silenzi assordanti che popolano le Piazze d’Italia di Giorgio de Chirico. Una Roma deserta, ancora in fase embrionale, squadrata nella sua geometria lineare da palazzi candidi, immacolati.

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E’ l’Italia del boom economico: il paese sta mutando a una velocità sorprendente, sta perdendo di umanità e arricchendosi di tecnologie. Un’unica fede, quella per il Dio Denaro, impone di fare, produrre, ammassare piuttosto che fermarsi un istante per sentire, pensare e amare.

L’eclisse in poche parole non riguarda il cielo che ci sovrasta ma la nostra anima.

Tra momenti di estraniamento e d’incomunicabilità, ci si accorge di essere soli in mezzo a tanti: “ci sono giorni in cui avere in mano una stoffa, un ago, un libro e un uomo è la stessa cosa”, dice Monica Vitti, la monumentale attrice, protagonista del film.

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Ecco cosa c’entrano Lavia, il ristorante, le donne al tavolo accanto, i cellulari sempre in mano, la foto dell’attore da pubblicare nei social, il mio amaro ghiacciato, con l’eclisse del secolo.

Nulla possiede il valore che dovrebbe avere. Il mio sguardo quella sera galleggiava in una palude di sentimenti.

Un’eclisse che continua a oscurare il nostro paese da cinquant’anni a questa parte.

Sabato scorso si era fatto tardi. La cena era conclusa. Era rimasto il conto da pagare.

Nanni Moretti si è alzato, è passato accanto a Gabriele Lavia, l’ha sfiorato con una carezza. Un gesto, un sentimento, calore improvviso.

La foto, se mai è stata scattata, chissà in quale social sarà finita… e a testimoniare cosa, mi domando?

I miei sentimenti, invece, sono qui ora, nero su bianco. Pronti a eclissarsi fino alla prossima storia.

(Siete pregati di usare apposite lenti per leggere. In questo modo eviterete di procurare seri danni alla retina).

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“16” (selezionato e pubblicato nell’Antologia “Halloween All’Italiana 2014”)

Nina camminava a passo spedito, cercando di farsi largo in mezzo a piccoli assembramenti di maschere, dai trucchi e dai travestimenti poco credibili: lupi mannari, zombie e vampiri le sembravano più somiglianti a vulnerabili rappresentati porta a porta, che non a temibili creature della notte.

S’incurvò appena sotto il peso della sacca che trasportava dietro le spalle. Niente dolcetti o scherzetti per lei, solo interiora di manzo che gocciolavano al ritmo delle sue inesorabili falcate, tracciando una lunga scia di sangue. Nessuno ci fece caso: un travestimento fra i travestimenti.

Ormai era arrivata: il palazzo di cristallo, nel quale a breve sarebbe entrata, defilandosi dalla folla eccitata per i festeggiamenti di Halloween, si ergeva impettito e autoritario come una minaccia.

Presto avrebbe conosciuto l’uomo che aveva ingaggiato il padre come boxer professionista nel suo malfamato locale di scommesse clandestine. La triste fama di Ctonio le era ben nota ma Nina aveva aspettato paziente che i tempi fossero maturi prima di affrontarlo personalmente.

Nonna Ilde l’aveva messa al corrente della situazione fin da piccola; la sua sincerità era sconcertante. L’adorabile vecchietta, apparentemente armata di sole trine e naftalina, infilava le parole in un discorso come proiettili nel caricatore di una pistola: «Tuo padre non è un boxer, è un fenomeno da baraccone».

Già, l’attività praticata dal padre poteva essere assimilata al pugilato tanto quanto il linguaggio di gesti concitati adoperato in borsa avrebbe potuto essere paragonato a una danza.

La caccia grossa, che si svolgeva sul ring, fra le urla e le incitazioni di una folla inferocita, di tanto in tanto terminava con la morte di uno dei contendenti. Al vincitore, comunque, era consentito il prelievo di un macabro souvenir; “Vae victis”, stabiliva il cruento regolamento.

Si diceva in giro che, in gioventù, Ctonio avesse lavorato come attore al Grand Guignol di Parigi.

Nel famoso teatro orrorifico del quartiere Pigalle, il futuro ingaggiatore aveva esibito un talento perverso, infliggendo ai colleghi torture efferate: amputazioni, atti di necrofilia, squartamenti, decapitazioni. Ma si trattava pur sempre di una compagnia teatrale, di finzione scenica: una volta terminata la rappresentazione gli attori tornavano a casa con i propri piedi, la testa ancora sulle spalle e le viscere nella pancia.

Ctonio, sin da allora, cominciò ad accarezzare l’idea di sostituire la realtà alla finzione. Così nacque il “16”: nome, tanto semplice quanto enigmatico, utilizzato per designare un club esclusivo, destinato a scommettitori con grandi possibilità finanziarie. Non c’erano insegne che potessero segnalarne l’esatta ubicazione, ma in tanti, comprese le autorità compiacenti, erano al corrente del fatto che gli scontri clandestini, gestiti da Ctonio e dai suoi sette soci, si svolgessero nei sotterranei del grande palazzo di cristallo.

La cifra misteriosa vagava di bocca in bocca, insieme alla leggenda del suo significato esoterico.

Il sedici è l’unico numero capace di essere perimetro e area dello stesso quadrato; il quadrato del ring. Sedici è il numero delle corde, quattro per ogni lato, che delimitano lo spazio in cui avvengono gli incontri. Sedici è il numero atomico dello zolfo. Negli Arcani Maggiori la carta numero sedici è la Torre: essa simboleggia la necessità del male come aspetto complementare del bene o come la condizione che lo precede; il cambiamento di stato, doloroso ma indispensabile, per garantire l’evoluzione interiore… sedici è il numero dei colpi mortali inferti a tuo padre, Nina.

Nina intravide il riflesso del proprio volto nella vetrata d’ingresso dell’edificio. I suoi sedici anni erano in parte camuffati dal trucco con cui si era trasformata, giusto per l’occasione, in un ilare Joker. Per un breve, interminabile istante, credé di scorgere la figura del padre accanto a sé: un’ombra appena delineata fra il chiarore delle luci riflesse nel vetro.

Lo riconobbe dalla posa un po’ storta di lato. La posa orgogliosa di chi si regge in piedi nonostante tutte le botte ricevute.

Nina, tuo padre non è qui, accanto a te! … Tuo padre è morto!

«Mio padre è qui, accanto a me, proprio perché è morto!».

Con gesto deciso si tuffò nella porta girevole. In quel gorgo sentì risucchiare se stessa e tutte le sue insicurezze.

Ctonio sollevò appena le palpebre pesanti. L’ambiente circostante girava vorticosamente in un turbinio sfavillante di colori e di luci. Quando la giostra visiva rallentò la sua corsa, Ctonio si accorse di essere sul ring, riverso a terra. Un filo di bava, colatogli da un lato della bocca si era allargato in una macchia umida sul tappeto di gomma. Era stato drogato!

Avrebbe voluto tirarsi su, ma era troppo debole. Cercò istintivamente un appiglio sulle corde che delimitavano il bordo, ma la presa era viscida e le mani non riuscirono ad afferrarle. C’era qualcosa di strano nella consistenza e nell’aspetto di quelle funi: il colore rosato, l’irregolarità dello spessore, l’andamento serpeggiante. Sembravano quasi…

«Sono budella umane!», mentì Nina, chiarendo ogni amaro presagio di Ctonio.

«… Appartengono ai tuoi soci! Come puoi vedere, la magica sacralità del “16” è stata rispettata».

Ctonio andò a rifugiarsi carponi in un angolo, frustrato dall’incapacità di controllare i suoi movimenti, goffi e rallentati.

Le corde del ring si appiccicarono alla nuca glabra; un’imprecazione gli sfuggì dalla bocca impastata con un suono molle: «Mmmmaledizione!».

«Dici bene! Il lavoro non è ancora terminato. Così non può andare! Mancano otto metri d’intestino; mi servono le tue budella, Ctonio».

Nina si fece avanti, raggiungendo l’uomo nell’angolo in cui si era accartocciato, ormai privo di speranza. Il sorriso grottesco, sbafato di rossetto vermiglio, si ampliò in maniera inverosimile prima di pronunciare la fatidica condanna: «Vae victis!». Otto metri di budella si riversarono sul tappeto in un fiotto denso di orrore.

http://www.amazon.com/Halloween-allItaliana-2014-Italian-Edition-ebook/dp/B00QK5KGVM

Alla nostra!

Sono passati più di 5.200  anni dall’invenzione della ruota e della scrittura.

Circa 2.500 anni dalla fine dell’Impero Romano d’Occidente.

667 anni dalla peste nera.

523 anni dalla scoperta dell’America.

226 anni dalla rivoluzione francese.

154 anni dall’Unità d’Italia.

101 anni dallo scoppio della Grande Guerra.

100 anni dalla scoperta della relatività.

86 anni dal crollo di Wall Street.

70 anni dalla bomba atomica su Hiroshima.

56 anni dalla guerra in Vietnam.

46 anni dal primo uomo sulla Luna.

26 anni dalla caduta del muro di Berlino.

25 anni dalla guerra nel Golfo.

14 anni dal crollo delle Torri Gemelle.

13 anni dall’introduzione della moneta unica europea.

L’esperienza maturata dal genere umano è notevole. Voglio dire… non siamo nati ieri.

Eppure gli errori commessi sono sempre gli stessi.

Avidità, corruzione e violenza.

Sopraffazione, distruzione e morte.

Opportunismo.

Indifferenza.

Indifferenza.

E ancora indifferenza.

Il mondo distopico in cui viviamo si modella in maniera sorprendente alle previsioni più pessimiste, elaborate da famosi scrittori del passato.

Perdonatemi, ma in questo 2015 ormai imminente non vedo proprio nulla da festeggiare.

Le mie soddisfazioni personali, nella visione universale di un mondo migliore per tutti, lasciano il tempo che trovano.

Resta quell’amaro in bocca nell’alzare il calice al momento del brindisi. Quando un pensiero, già lo so, correrà istintivo al sagace aforisma della baronessa Blixen: “Che cos’è l’uomo, quando ci pensi, se non una macchina complicata e ingegnosa per trasformare, con sapienza infinita, il rosso vino di Shiraz in orina?”

Prosit!

Lo scrittore, sacerdote di Mnemosine

È in ogni uomo attendersi che forse la parola, una parola, possa trasformare la sostanza di una cosa. Ed è nello scrittore di crederlo con assiduità e fermezza. È ormai nel nostro mestiere, nel nostro compito. È fede in una magia: che un aggettivo possa giungere dove non giunse, cercando la verità, la ragione; o che un avverbio possa recuperare il segreto che si è sottratto a ogni indagine (Elio Vittorini).

Agatha Christie

Una magia, un segreto. Ecco la sostanza, la vera essenza della scrittura. Anche l’atto della scrittura può apparire, o almeno è così che appare ai miei occhi, un rito, e lo scrittore nel pieno della sua ispirazione ne incarna l’officiante. La liturgia di uno scrittore all’opera rammenta le pose e l’eleganza di un gatto e spesso questo misterioso felino ama accompagnarlo, apprezzando la quiete delle sue lunghe pause riflessive.

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Me lo immagino, lo scrittore-sacerdote, comodamente seduto al riparo di una confortevole veranda di legno bianco appena consumata dalla salsedine. Egli ama gli spazi che si collocano a metà fra l’interno e l’esterno, così come l’immensità del mare. Occupa una sedia dai braccioli ampi e appoggia le gambe appena sollevate sulla balaustra che ha di fronte. Il ticchettio monotono dei tasti pigiati ricorda il frinire estivo di una cicala o il lento oscillare di un’antichissima pendola.

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Ancora un’altra visione, forse più romantica della precedente. Lui è chino sullo scrittoio; una penna corre silenziosa sulla carta; la luce fioca del lume tremola al passaggio di una falena stordita; da una tazza si leva una voluta di vapore; ovunque aleggia insistente una sinestesia di odori (la carta, il legno, il tè) e di pensieri (l’ansia, la sollecitudine, l’eccitazione). Una fragranza che invade le narici e la mente. Intensa e dolciastra; incenso che stordisce e provoca nausea. Le parole sono cibo offerto su un candido vassoio, capaci di placare quel senso di vuoto e di vertigine.

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Una magia, un segreto, un rito. Abbiamo l’officiante, l’animale totem, il tempio e l’offerta votiva, con tanto di candele e di incensi. Manca una sola cosa per completare il quadro: una divinità.

Chi è il Dio invocato dallo scrittore? A chi prega, per chi offre, in che cosa crede lo scrittore?

No, non è come pensate: le Muse ispiratrici costituiscono solo un tramite fra lui e l’elemento divino. Ma non vi siete sbagliati poi di molto nel momento in cui avete sussurrato istintivamente il nome delle nove creature Eliconie. La Dea adorata dagli scrittori, infatti, è Mnemosine, la Memoria, loro Madre.

Lo scrittore ha il compito di onorare, tramandandola, la Memoria. Non come uno storico, documentando in maniera fedele i fatti accaduti, piuttosto come un tramite medianico, capace di evocare i fantasmi del passato.

Spiriti inquieti, ombre tormentate, destini irrisolti, sono le fonti più prolifiche d’ispirazione di uno scrittore. Egli ascolta i sussurri accattivanti di questo sciame arcano e intreccia in maniera sapiente le sue trame, rammentando ai lettori che le parole sono eterne quanto le anime che le hanno pronunciate infinite volte prima di lui.

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Il Grimorio del Lago, di Maria Chiara Moscoloni

Una recensione a 5 stelle per “Il Grimorio del Lago”.

Rivista Fralerighe

Titolo: Il Grimorio del Lago

Autrice: Maria Chiara Moscoloni

Editore: Brigantia Editrice

Uscita: 2014

Genere: Romance / mistero / paranormale

Pagine: 248

Trama:

Romanzo al femminile in cui la nebbia del lago fa da sfondo alle emozioni che si agitano sulle sue sponde e nelle sue profondità. Bianca è una giovane mamma divorziata e in cerca di lavoro che per dare una svolta alla sua vita va a vivere, insieme alla figlia di sei anni, nella villa di una ricca e anziana signora molto malata, bisognosa di cure e compagnia. Tra le due donne si istaurerà un rapporto intenso, fatto di complicità, in cui l’anziana Elisa condurrà Bianca a osservare in punta di piedi il proprio oscuro e tormentato passato. La storia di Elisa si rivelerà poi misteriosamente intrecciata a quella di una fanciulla di nome Demetra, vissuta in quei luoghi cinquecento anni prima. Su entrambe incombe la maledizione che…

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