Sogni che si avverano

“I sognatori casa editrice indipendente non a pagamento”. I miei occhi di scrittrice esordiente s’illuminano di speranza. Apro il sito relativo. Una pagina buia. Un minuscolo interruttore bianco spicca nel mezzo. L’invito ad accendere la luce per illuminare la mente, oltre che lo sguardo, è palese. Clicco sul tasto e una home page dai disegni e colori gradevoli si schiude generosa alla mia vista. Le immagini surrealiste riprodotte hanno tinte oniriche che variano dal blu elettrico al grigio scuro. Uno stile a metà fra la provocazione di Picasso e la poesia di Chagall. Sbircio nel catalogo. I libri pubblicati hanno copertine invitanti e trame avvincenti. Mi sento come Gretel di fronte alla casetta di marzapane. Con l’acquolina in bocca mi dirigo alla sezione dedicata ai manoscritti. Purtroppo la delusione è grande nel costatare come la casa editrice, al momento ingolfata da grandi quantità di materiale da esaminare, non accetti più manoscritti.

Trascorrono alcuni mesi. Vago su internet come un segugio alla ricerca di una buona casa editrice (sempre e soltanto) non a pagamento. Visito forum e leggo interviste. La mia esperienza di scrittrice esordiente si fa via via più ricca ma mutilata dall’impossibilità di stabilire un contatto con chicchessia. A un tratto m’imbatto in un miracolo: scopro che la casa editrice “I sognatori” si è recentemente trasformata in factory editoriale e ha in mente un progetto grandioso da realizzare.

Cito Aldo Moscatelli (editore de “I sognatori”, nonchè ideatore della factory): “Penso che nel vastissimo sottobosco della piccola editoria non sia possibile pubblicare bei libri, comportarsi in maniera trasparente, mandare a quel paese i soliti raccomandati, avversare l’arricchimento veloce (leggi: editoria a pagamento) per quasi dieci anni e pretendere pure di avere successo. Di emergere. Puoi sopravvivere dignitosamente, come ho fatto io, ma niente salti di qualità. Non bastano impegno totale, onestà e ottimi libri per avvicinare la gente ai libri della piccola editoria, insomma. E questo è molto triste. […] Con una casa editrice normale non si può fare niente di particolare, se non vivacchiare tra alti e bassi. Allora si cambia. Metto su la prima factory editoriale italiana: prendo con me un centinaio di scrittori, poi si parte.”

Siamo al punto. Ci sono anch’io fra i cento. Ho avuto l’onore di entrare in quest’ambizioso e divertentissimo progetto. Mi sento una figura a metà fra il carbonaro e l’artista d’avanguardia. Sono orgogliosa e felice del traguardo raggiunto, che poi è solo un inizio. La factory è ai suoi primi passi e ha bisogno di consolidarsi e affermarsi. Ora, non siete un po’ curiosi? Volete sapere come si svilupperà la factory? Quali libri pubblicheremo? Dove e quando presenteremo i nostri libri? Quali iniziative metteremo in campo per far sentire la nostra voce? Allora iscrivetevi alla mailing list della factory: mandate una mail a info@casadeisognatori.com e dite all’editore (Aldo Moscatelli), in maniera chiara e diretta, che lo contattate per chiedere di essere iscritti alla sua mailing list, in modo da essere tempestivamente aggiornati sulle mosse compiute dalla factory.

http://www.casadeisognatori.com

September gold

“Golden hour”: i fotografi adoperano un termine evocativo per definire il breve intervallo a cavallo dell’alba e del tramonto. Due momenti della giornata in cui è possibile realizzare immagini impreziosite dai colori caldi e avvolgenti dell’oro. La luce ha dita trepidanti e il tocco soave di una carezza. Le ombre lentamente si allungano e nei punti in cui l’oscurità si addensa, la Natura stessa sembra trattenere il respiro. I gialli e i rossi sono carichi e vibranti, si depositano sugli oggetti con il calore liquido della pittura a olio. Anche l’aria appare più rarefatta: polline e pulviscolo galleggiano leggeri come presagi.

Bisogna affrettarsi a scegliere la giusta inquadratura, gareggiare con il sole e la sua incredibile capacità di levarsi e scomparire all’orizzonte. Il disco di luce in quei sessanta minuti si trasforma nel sovreccitato Bianconiglio di Alice: «È tardi! Sono in ritardo! In arciritardissimo!».

Personalmente odio fare le cose di fretta. L’arte, in particolar modo, richiede tempo e calma. Così riflettevo: Perché limitarsi a sfruttare un’ora soltanto, quando esiste un intero mese d’oro, il “Golden month”, a cavallo fra la luce sfavillante dell’estate e il triste grigiore invernale?

Settembre. Il sole, in questa fase dell’anno, sembra inchinarsi ossequioso su un tappeto di foglie ingiallite. Niente più frenesie e fanatismi. La malinconia inizia a serpeggiare scrocchiante e dolciastra fra i grappoli d’uva e i fichi maturi.

Come tutti i nati in questo periodo, possiedo una parte luminosa bellissima, ma bisogna fare attenzione alle ampie zone d’ombra, in cui potrebbero sprofondare i più incauti e distratti.

Attendo questo mese con la stessa trepidazione che avevo da bambina, sapendo che arriveranno il mio compleanno e i miei regali. Aspetto fiduciosa di ricevere doni. Osservo i colori, annuso i profumi e riassaporo il gusto di un’infanzia ormai lontana.

Teletrasportata dagli audaci voli della mia immaginazione, torno immediatamente ai magnifici “Golden years”, gli anni settanta. Gli anni dell’amore e delle rivoluzioni. Gli anni degli hippy, dei loro vestiti comodi, decorati con fiori, nei colori caldi dell’oro e del cremisi. Abiti fatti a mano, realizzazioni originali come le tie-dyed shirts, che rammentano l’intensità cromatica di tramonti infuocati e la ruvidezza delle foglie appassite. Chitarre tenute in braccio come figli da cullare. Falò accesi per scaldare i cuori. Viaggi alla ricerca di se stessi. Slogan e poesia. Sogni e delusioni. Musiche e droghe. Spleen and love. Nostalgie di settembre.

Gli hippy possiedono tutto il calore sfrontato, esibito da un’estate giunta ormai al suo termine.

Settembre è arrivato anche quest’anno, con le sue tiepide promesse pronunciate a mezza voce. Non importa, poi, se l’inverno le infrangerà col suo caratteristico rigore. Ciò che importa è porgere l’orecchio a quel sussurro e fantasticarci sopra, giusto il tempo di una breve canzone.

Come direbbe Neil Diamond: «September morning still can make me feel that way», «Giorno di Settembre riesci ancora a farmi sentire in quel modo».